La Fondazione Dott. Carlo Fornasini custodisce oggi un patrimonio archivistico di straordinaria ampiezza e profondità cronologica, frutto di un paziente lavoro di recupero, acquisizione e valorizzazione che ha condotto, negli ultimi anni, alla riunificazione presso l’Istituzione di quattro fondi documentari fra loro complementari: l’Archivio Fornasini, il Fondo Meriano, il Fondo Balandi e il Fondo Rubbi. Insieme, questi complessi archivistici compongono un racconto pressoché ininterrotto della storia italiana, dalle radici duecentesche della famiglia Lambertini sino alle soglie del nuovo millennio, restituendo alla Fondazione un ruolo di primo piano fra le istituzioni depositarie della memoria culturale, politica e sociale del Paese. Il patrimonio è oggi distribuito fra due sedi, ciascuna con una propria funzione all’interno del progetto archivistico complessivo. La conservazione dei fondi ha luogo nella duecentesca Torre Fornasini Lambertini di Poggio Renatico, testimone architettonico di quasi otto secoli di storia del territorio e sede naturale e simbolica della memoria della Famiglia Fornasini. Le operazioni di schedatura, catalogazione e ordinamento del materiale si svolgono invece presso il centro amministrativo della Fondazione, in via Tracchi 10, dove un lavoro sistematico di censimento accompagna progressivamente l’intero patrimonio verso una piena fruibilità da parte di studiosi e ricercatori.
L’Archivio Fornasini
Il nucleo fondativo del patrimonio documentario della Fondazione è costituito dall’Archivio Fornasini, riacquisito dall’Istituzione dopo essere stato per anni disperso insieme alla vendita del Palazzo di Via Lame a Bologna, storica sede della Fondazione sino al 1994. L’edificio, Casa Guardini e poi Palazzo Fornasini, sorgeva sull’area del più antico lazzaretto dell’Abbazia e prima Basilica bolognese dei Santi Naborre e Felice, e per oltre un secolo custodì, insieme agli arredi delle dodici famiglie che vi abitarono, l’imponente archivio storico dei Fornasini, ultimi proprietari dell’immobile. Le figlie del defunto proprietario del Palazzo, Elisa ed Elena Parmeggiani, hanno restituito alla Fondazione l’intero corpus documentario, riconoscendo nell’Istituzione la sede naturale e più appropriata per la sua conservazione e valorizzazione. L’Archivio conserva documenti che risalgono sino al Duecento, secolo in cui affonda le proprie radici la famiglia Lambertini, la stessa da cui discese Papa Benedetto XIV e di cui i Fornasini furono, per via matrimoniale, gli eredi ultimi delle sostanze del casato. Il nucleo più sistematico 1 dell’Archivio copre tuttavia l’arco cronologico compreso fra il 1850 e il 1910 circa, restituendo con straordinaria vividezza le molte anime della Famiglia Fornasini in quella stagione: da Francesco, medico e notabile bolognese, ai figli Raffaele e Giovanni, entrambi massoni di rito scozzese e patrioti illuministi, il primo abile politico dalle relazioni internazionali, il secondo agronomo e ingegnere fondatore della grande azienda agricola di Poggio Renatico, sino al Dott. Carlo Fornasini, geologo e paleontologo di fama internazionale e padre del Fondatore della nostra Istituzione. Il fondo spazia dai testi giuridici cinquecenteschi ai volumi di medicina, filosofia, letteratura, geologia, botanica e agricoltura, dai proclami risorgimentali sino alle testimonianze della Comune di Parigi del 1871. Ad esso si affianca un corpus donato di raccoglitori con la corrispondenza familiare, fotografie storiche, i terreni agricoli con la relativa cartografia d’epoca, le mappe geologiche appartenute al Dott. Carlo Fornasini, e i dipinti che ritraggono i membri della famiglia e i Fondatori dell’Istituzione.
Il Fondo Meriano
Alla memoria familiare dei Fornasini si affianca oggi il Fondo Meriano, concesso in comodato d’uso gratuito dalla Famiglia Meriano di Roma. Il fondo, di importanza straordinaria per la storia culturale e politica italiana del Novecento, copre l’arco cronologico che si apre nel 1914 e si chiude nei primi anni Trenta, collocandosi immediatamente a valle dell’Archivio Fornasini e componendo così, tassello dopo tassello, la continuità narrativa del patrimonio della Fondazione. Francesco Meriano, nato a Torino il 21 settembre 1896 e morto a Kabul il 21 maggio 1934, fu poeta, giornalista, politico e diplomatico, figura tra le più singolari e meno conosciute della stagione delle avanguardie italiane. Aderì al futurismo nel 1916 con la raccolta parolibera Equatore notturno e fondò a Bologna, con Bino Binazzi, la rivista La Brigata, distinguendosi per una fitta corrispondenza con protagonisti dell’avanguardia europea come Guillaume Apollinaire e Tristan Tzara. Il suo epistolario, che conta oltre cinquecentosessanta corrispondenti, lo pone in dialogo con i maggiori nomi della cultura del tempo, da Giovanni Papini a Umberto Saba, da Filippo Tommaso Marinetti a Gabriele D’Annunzio. Dal 1927 intraprese la carriera diplomatico-consolare, che lo condusse a Odessa, in Lussemburgo, a Rabat e infine a Kabul, dove la sua vita si concluse prematuramente. Il fondo, unicum nel panorama degli studi sull’avanguardia italiana, documenta con straordinaria ricchezza il trapasso tra il futurismo delle origini e un secondo futurismo letterario incentrato sulla rivista Lacerba, lasciando in eredità, insieme all’epistolario, una biblioteca futurista di eccezionale rarità.
Il Fondo Balandi
La Fondazione custodisce inoltre il Fondo Balandi, una consistente raccolta di periodici, riviste e pubblicazioni concessa in comodato d’uso gratuito dal Presidente della Fondazione, Prof. Gian Guido Balandi, e già censita e catalogata dal Segretario Bittoto. Gian Guido Balandi, professore emerito di Diritto del lavoro dell’Università di Ferrara, è stato tra i fondatori, nel 1987, della rivista Lavoro e Diritto, edita da Il Mulino, e dal 2011 è socio dell’Associazione di politica e cultura Il Mulino: un impegno intellettuale che ha accompagnato per decenni l’attività scientifica del Presidente e che si ritrova nella raccolta oggi custodita dalla Fondazione. Il Fondo copre l’arco temporale compreso fra i primi anni Sessanta e gli anni Novanta del Novecento, e restituisce, attraverso centinaia di testate spesso rarissime e oggi difficilmente reperibili, la lettura diretta di una stagione politica e culturale del tutto particolare. Vi figurano la collezione pressoché completa di Azione Nonviolenta, fondata a Perugia nel 1964 da Aldo Capitini, insieme a testate dell’area pacifista e libertaria come Satyagraha, Anarchisme et Non Violence e la britannica Peace News, oltre a testimonianze della controcultura internazionale come iT e Oz. Sul fronte italiano, il Fondo conserva raccolte di Fuori!, testimonianze de Il Manifesto e numeri de Il Male, fino alle prime annate del Gambero Rosso e della newsletter Slow Food, legate alla figura di Carlo Petrini. Per il proprio arco cronologico, il Fondo Balandi si inserisce in perfetta continuità con gli altri archivi storici della Fondazione, affiancandosi al Fondo Rubbi e offrendo una lettura complementare della stessa stagione storica, questa volta dal punto di vista dei movimenti giovanili, pacifisti e controculturali che animarono l’Italia fra il Sessantotto e gli anni Novanta.
Il Fondo Rubbi
Completa il quadro dei fondi storici della Fondazione il Fondo Rubbi, incentrato sulla storia della Chiesa e sulle fasi politiche della Democrazia Cristiana, del popolarismo e del cattolicesimo sociale, con un arco cronologico che si estende dagli anni Quaranta del Novecento fino agli anni Novanta e ai primi anni Duemila. Il Fondo si colloca a valle del Fondo Meriano, colmando lo spazio temporale fra le avanguardie del primo Novecento e la storia politica e religiosa italiana del secondo dopoguerra, e restituisce, insieme agli altri fondi, una continuità documentaria pressoché ininterrotta sull’intero arco della storia italiana moderna e contemporanea, dalla metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri.
Un patrimonio in crescita
Considerati nel loro insieme, l’Archivio Fornasini, il Fondo Meriano, il Fondo Balandi e il Fondo Rubbi, insieme alla nuova collaborazione con la Fondazione Biblioteca del Mulino, compongono per la Fondazione Dott. Carlo Fornasini un patrimonio documentario di eccezionale profondità e continuità, che intreccia la memoria familiare dei Fornasini con le principali correnti culturali, politiche e sociali dell’Italia moderna e contemporanea. Dalla duecentesca Torre di Poggio Renatico, sede della conservazione, al lavoro quotidiano di schedatura condotto presso il centro amministrativo di via Tracchi 10, l’Istituzione prosegue così, tassello dopo tassello, nella costruzione di un racconto ininterrotto della storia della Famiglia Fornasini e, con essa, della città di Bologna e del territorio di Poggio Renatico, dal Medioevo sino ai giorni nostri.

